Un AI agent riceve informazioni dal contesto, pianifica una sequenza di azioni, usa strumenti esterni e porta a termine compiti complessi con un grado di autonomia che, fino a poco tempo fa, apparteneva quasi solo al lavoro umano.

L’intelligenza artificiale, con gli agenti, entra in una fase nuova: dall’elaborazione all’azione.

È questo passaggio – dall’elaborazione all’azione – che distingue l’AI generativa “di base” da quella agentica e spinge aziende e organizzazioni a rivedere processi, ruoli e modelli operativi.

Cosa sono gli AI Agent

Un AI Agent è software progettato per svolgere compiti in autonomia a partire da un obiettivo.

Workflow di un agente AI.

Workflow di un agente AI

Percepisce l’ambiente in cui opera, interpreta i dati raccolti e sceglie la linea d’azione più adatta, utilizzando strumenti e sistemi esterni per eseguire i compiti necessari.

Nella teoria classica dell’intelligenza artificiale, un agente è un’entità che percepisce un ambiente e agisce al suo interno.

Oggi molti agenti vengono costruiti attorno a modelli linguistici avanzati, arricchiti da memoria, strumenti e logiche di pianificazione che permettono di affrontare compiti articolati in più passaggi.

La differenza rispetto a un semplice modello di linguaggio è tutta qui: un Large Language Model (LLM) può generare un output; un agente, invece, può organizzare un flusso di lavoro, interagire con altri sistemi e provare a raggiungere un risultato concreto.
 

Differenze tra AI agent, chatbot e automazioni

Abbiamo a che fare, quasi quotidianamente, con tecnologie legate all’intelligenza artificiale ma come si distinguono?

Ecco le 3 più comuni a confronto:

  • Chatbot. È pensato soprattutto per conversare, rispondere a domande e gestire richieste semplici. Nelle versioni più tradizionali si limita alla risposta testuale; in quelle più evolute può anche richiamare strumenti o sistemi esterni, ma in genere lo fa con meno autonomia, meno capacità di pianificazione e minore adattabilità rispetto a un agente basato su AI.
  • Automazioni. Eseguono sequenze di azioni predefinite: se si verifica una certa condizione, parte un determinato flusso. Sono utili nei processi ripetitivi ma non hanno la capacità di interpretare il contesto e non prendono decisioni.

  • AI Agent. Combina il linguaggio naturale con la capacità di agire. Interpreta un obiettivo, pianifica i passaggi necessari, usa strumenti disponibili e può adattare il comportamento in base ai risultati intermedi.

Differenze tra AI generativa e agente AI

L’AI generativa, nella sua forma più semplice, produce un output a partire da un prompt: un testo, un’immagine, un riassunto, una risposta. Può essere molto efficace nella generazione ma non nasce per organizzare da sola un processo o per agire nel mondo esterno.

Un agente AI, invece, usa spesso proprio un modello generativo come motore centrale ma ci costruisce intorno un’architettura più ampia: memoria, pianificazione, accesso agli strumenti e capacità di eseguire azioni. È questa struttura che gli permette di scomporre un obiettivo, coordinare più passaggi e provare a portarli a termine.

Paradigmi di ragionamento e pianificazione degli AI Agent

Alle spalle di ogni agente AI c’è un modo diverso di organizzare il ragionamento prima dell’azione.

Uno dei paradigmi più noti è ReAct (contrazione di Reasoning + Acting), in cui il modello alterna pensiero, azione e osservazione: ragiona, compie un passaggio, osserva il risultato e aggiorna la strategia. Pensa, agisce, osserva. Questo approccio è molto flessibile e si adatta bene ai compiti meno prevedibili, ma richiede più interazioni con il modello e quindi può aumentare tempi e costi.

Il framework ReAct illustrato.

Framework ReAct illustrato

L’alternativa più nota è ReWOO (Reasoning Without Observation), che separa la fase di pianificazione da quella di esecuzione.

L’agente costruisce prima un piano, individua strumenti e dipendenze, poi passa all’azione e infine sintetizza la risposta. Nei contesti più strutturati questo approccio rende il lavoro più snello, riduce i passaggi superflui e migliora l’efficienza operativa.

Il framework ReWoo illustrato.

Framework ReWoo illustrato

Va detto che i sistemi più evoluti non si affidano a un solo schema: combinano logiche diverse in base al compito, usando maggiore flessibilità quando serve adattarsi e maggiore efficienza quando il flusso è già ben definito.

Caratteristiche principali dell’IA agentica

La differenza tra un sistema AI tradizionale e uno agentico non riguarda solo la potenza di calcolo o la quantità di dati che riesce a elaborare.

Cambia soprattutto il ruolo.

Invece di limitarsi a rispondere o suggerire, l’AI agentica entra dentro un processo, collega passaggi diversi e prova a portarli avanti.

Il punto di partenza resta sempre un obiettivo.

La differenza è che, da lì in poi, il sistema può costruire un percorso, aggiornarlo mentre procede, usare strumenti esterni e mantenere continuità tra un passaggio e l’altro.

È questo che rende gli agenti interessanti anche per il lavoro aziendale dove spesso il valore non nasce tanto da un’unica risposta bensì dalla capacità di coordinare più azioni.

Le caratteristiche che definiscono meglio questo tipo di AI sono sei:

  1. Autonomia operativa. L’agente va oltre i singoli input: interpreta uno scenario, mette insieme informazioni diverse e sceglie come procedere entro i limiti assegnati. Rispetto a un sistema reattivo mostra una maggiore capacità di iniziativa, pur operando sempre all’interno di confini definiti.

  2. Lavoro per obiettivi. Il processo parte da un risultato atteso, mettendo in secondo piano i comandi isolati. L’agente può così scomporre il compito in passaggi, stabilire priorità e organizzare un flusso di lavoro più ordinato.

  3. Lettura del contesto e adattamento. I nuovi dati, i risultati intermedi e i cambi di priorità entrano nel ciclo decisionale. All’atto pratico l’agente non segue sempre una traiettoria rigida: può correggere il percorso mentre lavora.
  4. Orchestrazione di strumenti e sistemi. Un agente non resta chiuso in un solo ambiente: può consultare fonti, richiamare database, usare API o interagire con altri software. È questa capacità di collegare strumenti diversi che gli permette di trasformare un obiettivo in un’azione concreta. Un esempio semplice è un agente che legge una richiesta, consulta un database interno e aggiorna automaticamente un documento o un calendario.

  5. Memoria operativa e continuità esecutiva. Nei processi articolati conta molto non perdere il filo. Gli agenti possono mantenere traccia dei passaggi precedenti, dei risultati ottenuti e delle preferenze emerse, così da evitare ripartenze inutili e dare più continuità al lavoro.

  6. Guardrail e governabilità. Più autonomia significa anche più bisogno di controllo. Per questo gli agenti vengono inseriti dentro limiti, soglie di intervento, criteri di tracciabilità e passaggi di necessaria approvazione umana. Oltre alla sicurezza, ciò rende il sistema verificabile, comprensibile e utilizzabile in modo serio.

Come funzionano gli AI Agent?

Il funzionamento di un AI agent si può leggere come un ciclo continuo in tre passaggi: raccoglie informazioni, decide come procedere, poi agisce.

Questo ciclo si ripete finché il compito non è stato completato o finché serve l’intervento umano.

  • Input. L’agente riceve segnali dal contesto: testo, dati strutturati, risultati di ricerca, output di altri strumenti o informazioni provenienti da sistemi esterni. È da qui che inizia a costruire la propria comprensione del compito.

  • Decisione. In base all’obiettivo e al contesto, l’agente valuta le alternative, organizza i passaggi e sceglie lo strumento più adatto. In questa fase entrano in gioco il modello linguistico, la memoria e la logica di pianificazione.

  • Azione. L’agente esegue ciò che ha deciso: richiama un’API, aggiorna un file, invia un messaggio, interroga un database oppure delega parte del lavoro a un altro agente. Il risultato ottenuto rientra poi nel ciclo successivo.

Quali sono i componenti

Nella maggior parte dei casi, un AI agent si basa su tre componenti chiave che lavorano insieme: un modello linguistico, una memoria operativa e un insieme di strumenti.
È dalla combinazione di questi elementi che nasce la sua capacità di gestire compiti articolati e non solo singole risposte.

LLM

L’LLM è il motore linguistico dell’agente, la sua centrale di interpretazione. Legge la richiesta, mette in ordine il contesto, collega le informazioni disponibili e prova a capire quale passaggio abbia più senso compiere dopo.

Large Language Model.

Large Language Model

Quando funziona bene è ciò che permette all’agente di affrontare compiti anche articolati senza ridurre il tutto a una risposta automatica.

La qualità del modello, però, incide molto sul risultato finale.

Alcuni riescono a orientarsi meglio tra istruzioni ambigue, contesti lunghi e richieste complesse; altri si smarriscono più facilmente.

Per questo, quando qualcosa va storto, il problema non dipende sempre solo dal modello ma anche da come memoria, strumenti e regole di controllo sono stati progettati attorno a lui.

Memoria


La memoria aiuta l’agente a non ripartire ogni volta da zero. È ciò che gli permette di mantenere continuità, ricordare il contesto e usare le informazioni già raccolte per orientarsi meglio nei passaggi successivi.

Memoria dell’agente.

Memoria dell’agente

C’è una memoria a breve termine, che tiene traccia della conversazione o del task in corso.

Poi c’è una memoria a lungo termine, in cui possono finire preferenze, cronologia e dati utili da recuperare nel tempo.

Infine c’è una memoria “episodica”, fatta di tracce operative: cosa è stato fatto, come è stato fatto e con quali risultati. È questa stratificazione che rende l’agente più coerente e utile nei workflow lunghi.

La memoria è anche uno degli aspetti più delicati da progettare, soprattutto quando entrano in gioco dati personali, informazioni sensibili o sistemi di recupero dei contenuti come il RAG (Retrieval-Augmented Generation);

Gli strumenti


Se il modello interpreta e la memoria conserva, con gli strumenti si passa all’azione.

I tool sono ciò che permette all’agente di incidere in modo incisivo sul mondo esterno:

  • consultare il web,
  • usare API,
  • interrogare database,
  • leggere o scrivere file,
  • eseguire codice,
  • aggiornare documenti,
  • interagire con altri software.

Anche operazioni che sembrano semplici come inviare una mail o aggiornare un calendario, passano da qui.

Per questo un set di strumenti ben progettato amplia enormemente le capacità operative dell’agente.

Senza strumenti anche il miglior modello resta chiuso in una scatola. Con i tool giusti, può trasformare un obiettivo in un’azione che si concretizza.

Il ruolo del machine learning e degli LLM


I modelli linguistici di grandi dimensioni hanno reso possibile la svolta agentica.

Machine learning.

Machine learning

Addestrati su enormi quantità di testo, aiutano l’agente a interpretare istruzioni, organizzare passaggi e leggere il contesto, andando oltre la semplice generazione di una risposta.

Il machine learning entra in gioco sia nella fase di addestramento sia nei meccanismi di allineamento, come il reinforcement learning from human feedback (RLHF), una tecnica che si basa sul feedback dei valutatori umani per rendere il sistema più affidabile e coerente con gli obiettivi desiderati.

Negli agenti basati su intelligenza artificiale il miglioramento nel tempo passa anche da memoria, recupero delle informazioni rilevanti, valutazione dei risultati e uso sempre più efficace degli strumenti disponibili.

Cosa rende questi modelli particolarmente adatti agli agenti?

La capacità di seguire istruzioni complesse in linguaggio naturale, ragionare per passaggi e scegliere lo strumento più adatto al compito.

Da qui nasce la possibilità di gestire flussi operativi più articolati con una struttura che ricorda il modo in cui un esperto affronta un problema passo dopo passo.

Quali vantaggi offrono


Quando sono ben progettati gli agenti AI apportano vantaggi lungo l’intera catena operativa di un’organizzazione.
Il loro valore risiede sia nella velocità, sia nel cambiamento della scala a cui certi processi possono essere eseguiti e del modo in cui il lavoro viene distribuito tra persone, software e strumenti.

  • Efficienza e scalabilità. Un agente può svolgere in minuti attività che richiederebbero ore a un team umano e può farlo in parallelo su più istanze. 

  • Riduzione degli errori ripetitivi. Nei processi strutturati e ripetitivi come data entry, controllo documenti o riconciliazione di dati, gli agenti possono garantire maggiore coerenza esecutiva rispetto a un intervento umano continuo.


  • Disponibilità continua. Un agente può operare anche fuori dall’orario lavorativo gestendo richieste, aggiornamenti e flussi operativi senza interruzioni.

  • Più spazio per il lavoro ad alto valore. Delegando attività ripetitive o a basso valore aggiunto, le persone possono concentrarsi di più su strategia, creatività, relazione e giudizio.

  • Affidabilità nei processi strutturati. Un workflow agentico ben progettato con step chiari e verifiche intermedie, tende a offrire risultati più solidi e più controllabili rispetto a un modello lasciato agire senza una struttura precisa.

  • Accesso più ampio alle competenze. Agenti specializzati possono mettere a disposizione di team non esperti capacità analitiche, tecniche o operative che prima richiedevano figure dedicate.

Il ritorno sugli investimenti, però, non si distribuisce in modo uniforme.

Secondo KPMG, quasi tre aziende su quattro (74%) ottengono valore dai propri progetti di Intelligenza Artificiale. Tuttavia, solo una su quattro (24%) riesce a trasformare questo valore in un ritorno economico concreto su più applicazioni.

Ciò suggerisce che il risultato dipende meno dall’entusiasmo iniziale e molto di più dalla qualità dell’implementazione, dalla governance e dall’integrazione nei processi.

Stima IDC del valore economico generato entro il 2031 dall’AI.

Stima IDC del valore economico generato entro il 2031 dall’AI

Anche il potenziale economico complessivo è rilevante: IDC stima che l’AI possa generare fino a 22,5 trilioni di dollari di valore economico cumulativo globale entro il 2031. Un valore che nasce da tre leve : l’aumento della produttività, la creazione di nuovi ricavi e la trasformazione dei modelli operativi.

Quali sono i limiti attuali

Gli agenti AI hanno un potenziale notevole ma portano con sé limiti che conviene conoscere bene prima di integrarli nei processi aziendali.

È doveroso capire cosa sanno fare e in quali condizioni rischiano di sbagliare, rallentare o creare nuove fragilità.

  • Errori anche molto convincenti. I modelli possono produrre risposte errate con grande sicurezza. In un processo a catena, un solo errore può propagarsi e compromettere i passaggi successivi.

  • Difficoltà negli imprevisti. Gli agenti funzionano meglio entro i confini per cui sono stati progettati. Quando il contesto cambia molto o compaiono situazioni non previste, la qualità delle decisioni può peggiorare.

  • Rischi di sicurezza. Più accesso ai sistemi reali significa anche più esposizione a prompt injection, vulnerabilità applicative, permessi mal gestiti o comportamenti indesiderati.

  • Costi che crescono con la scala. Sistemi multi-agente, chiamate ripetute alle API, consumo di token, monitoraggio e verifiche possono far salire rapidamente il costo operativo.

  • Trasparenza limitata. Ricostruire perché un agente abbia scelto una certa strada non è sempre semplice, soprattutto quando il flusso coinvolge più modelli, strumenti e passaggi intermedi.

  • Dipendenza dalla qualità del workflow. Un agente inserito in un processo poco chiaro, con obiettivi vaghi o passaggi mal progettati, tende a generare risultati deboli anche quando il modello di partenza è molto buono.

Tipologie di AI Agent

Gli agenti AI non sono tutti uguali.

La classificazione più nota distingue cinque grandi tipologie di agenti, ognuna con un modo diverso di leggere il contesto, decidere e agire.

5 tipologie di agenti AI.

5 tipologie di agenti AI

Molti sistemi moderni combinano più logiche nello stesso flusso: una parte reagisce in tempo reale, un’altra pianifica, un’altra ancora valuta il risultato e corregge la rotta.
 

1. Agenti con riflessi semplici


Definiti anche “Simple reflex agents”, sono la forma più elementare di agente AI.

Rispondono a uno stimolo con un’azione predefinita, senza tenere conto della storia precedente o delle conseguenze future.

Un termostato, per esempio, attiva o disattiva il riscaldamento in base a una soglia. In ambienti stabili e prevedibili funzionano bene; quando il contesto cambia spesso, mostrano presto i loro limiti.


2. Agenti con riflessi basati su modelli


Gli agenti con riflessi basati su modelli (Model-based reflex agents) mantengono una rappresentazione interna dell’ambiente.

Ciò permette loro di ricordare cosa è già successo e di aggiornare il proprio comportamento in base ai cambiamenti osservati.

Un robot che si muove in uno spazio, per esempio, può tenere traccia degli ostacoli già incontrati e usare questa informazione per orientarsi meglio.

Questi agenti sono più adatti degli agenti a riflessi semplici quando l’ambiente non è completamente osservabile, cioè quando non si dispone di tutte le informazioni in ogni momento.


3. Agenti basati su obiettivi


Nei “Goal-based agents” il centro si sposta dallo stimolo ricevuto al risultato da raggiungere.

L’agente valuta più percorsi possibili e sceglie quello che lo avvicina meglio all’obiettivo.

È il principio che ritrovi, per esempio, nei sistemi di navigazione, nella robotica o in molti flussi decisionali più strutturati.

4. Agenti basati sull’utilità



Questi “Utility-based agents” non si limitano a puntare a un obiettivo: cercano anche la soluzione più conveniente secondo una funzione di utilità ovvero un criterio che assegna valore ai diversi esiti possibili.

È utile quando bisogna bilanciare più fattori insieme come velocità, costo, rischio o consumo energetico.

Un sistema di pricing dinamico o un veicolo autonomo sono esempi intuitivi di questa logica.

5. Agenti di apprendimento



I “Learning agents” migliorano nel tempo grazie all’esperienza e ai feedback.

Oltre a decidere e ad agire, valutano i risultati ottenuti e aggiornano il proprio comportamento futuro.

Questo modello lo trovi nei sistemi di raccomandazione avanzati, nella guida autonoma e in tutte le applicazioni in cui adattarsi continuamente è fondamentale.

Best Practice per gli AI Agent

Progettare un agente AI in modo efficace richiede più della scelta di un buon modello. Conta la qualità dell’intero sistema: obiettivi, strumenti, controlli, dati disponibili e modalità con cui l’agente viene inserito nei processi.

  • Definire obiettivi chiari e misurabili. Più il risultato atteso è preciso, più il comportamento dell’agente tende a essere coerente. Istruzioni vaghe aprono la porta a risposte confuse e flussi poco controllabili.
  • Scomporre i compiti in passaggi verificabili. I workflow più affidabili non affidano tutto al modello in un solo colpo. Dividono il processo in step con input, output e verifiche intermedie.

  • Prevedere passaggi di supervisione umana. Nei processi ad alto impatto, punti di approvazione o correzione aiutano a tenere il controllo e a ridurre il rischio di errori a cascata.

  • Progettare anche i casi di errore. Un buon agente ha bisogno di regole chiare su cosa fare quando incontra risultati ambigui, strumenti non disponibili o richieste fuori dominio.

  • Garantire tracciabilità. Log, passaggi, output intermedi e decisioni devono poter essere ricostruiti. Questo aiuta nel debugging, nella governance e nella fiducia operativa.

  • Testare prima del rilascio. Gli edge case, gli input anomali e i comportamenti inattesi vanno affrontati prima della produzione, non dopo.

  • Limitare strumenti e permessi al necessario. Un agente con troppi accessi è più esposto a errori, abusi e comportamenti indesiderati. Il principio del minimo privilegio resta una regola fondamentale.

L’impatto nel mondo business

L’introduzione degli agenti AI sta cambiando il modo in cui le organizzazioni creano valore.

Flusso di automazione di agente basato su AI

Più che un semplice aumento di efficienza, stiamo vedendo una trasformazione dei processi, delle responsabilità e della distribuzione del lavoro tra persone e sistemi.

La sfida più grande riguarda la capacità delle aziende di trasformare la sperimentazione in processi replicabili, governati e sostenibili nel tempo.

E qui emerge uno dei paradossi più interessanti del 2026.

Da un lato, il livello di aspettativa è altissimo; dall’altro, la maturità operativa resta molto più bassa.

Secondo il survey 2026 di Grant Thornton, solo il 12% dei senior leader considera la propria forza lavoro pronta a operare con l’AI.

Allo stesso tempo, i dati del già citato studio KPMG mostrano che il 74% delle aziende rileva valore dai casi d’uso AI, ma solo il 24% riesce a ottenere ROI su più applicazioni contemporaneamente.

Il divario diventa ancora più evidente guardando alla maturità tecnologica: sempre secondo KPMG, solo l’11% delle aziende si trova oggi a un livello elevato, mentre il 50% dei responsabili tecnici prevede di arrivarci entro la fine del 2026.

In un’istantanea:

l’adozione corre più veloce della capacità di integrarla con continuità nei processi, nella governance e nelle competenze interne.

In quali campi possono essere applicati

Gli agenti di intelligenza artificiale fanno ormai parte della quotidianità e sono parte integrante di tantissimi settori. Ecco i campi in cui sono un esempio virtuoso:

  • Finanza e banking. Rilevamento frodi in tempo reale, trading algoritmico, compliance normativa, riconciliazione contabile. Sistemi che ragionano su flussi di dati continui e prendono decisioni nell’arco di millisecondi.

  • Sanità. Supporto alla diagnosi differenziale, triage, monitoraggio clinico, ricerca farmacologica. Il punto, qui, è che gli agenti affiancano i professionisti senza pretendere di sostituire il giudizio medico.
  • Manifattura e supply chain. Manutenzione predittiva, ottimizzazione delle linee, gestione degli imprevisti logistici. Meno fermi macchina, più efficienza operativa.
  • Retail ed e-commerce. Pricing dinamico, gestione dell’inventario, assistenti allo shopping, analisi dei comportamenti d’acquisto.
  • Legale e compliance. Ricerca giurisprudenziale, analisi di contratti, due diligence, monitoraggio normativo. Attività che assorbivano giorni di lavoro manuale si comprimono in ore.
  • Educazione. Tutor adattivi che calibrano contenuti e ritmo sul profilo del singolo studente, valutazione automatica, percorsi personalizzati.
  • Marketing e content. L’AI nel marketing viene usata per generazione e ottimizzazione di contenuti, gestione campagne, analisi delle tendenze, personalizzazione dell’esperienza utente a scala industriale.
  • Pubblica amministrazione. Gestione del traffico, pianificazione urbana, coordinamento dei servizi ai cittadini, simulazione di politiche pubbliche.

Esempi e casi d’uso

Per capire come lavorano gli agenti AI conviene guardarli all’opera.

È nei casi d’uso concreti che si vede la differenza tra un sistema che genera risposte e uno che coordina passaggi, richiama strumenti e porta avanti un compito.
 
Ecco alcuni esempi.

Automazione della posta in arrivo

Un agente può leggere una mail, classificarla, proporre una risposta, verificare il calendario e smistare la richiesta verso la persona giusta.

Annuncio del supporto di Perplexity a Samsung browser.

Annuncio del supporto di Perplexity a Samsung browser

Un caso vicino a questa logica arriva da Samsung Browser che attraverso una funzione chiamata Browsing Assist sviluppata con Perplexity permette di gestire le tab, cercare nella cronologia in linguaggio naturale e sintetizzare informazioni da più pagine aperte, anche in continuità tra smartphone e PC.




Preparazione pre-processo in ambito legale

In uno studio legale, un agente può ricevere la descrizione di un caso, recuperare norme e precedenti rilevanti, organizzare la documentazione e preparare una prima base di lavoro. L’esempio è utile perché mostra bene una caratteristica chiave degli agenti: il valore nasce dalla capacità di collegare ricerca, sintesi e azione in un unico flusso.

Intelligenza competitiva nel content marketing

Un agente può monitorare i contenuti pubblicati dai competitor, confrontare temi, formati e segnali di engagement, sintetizzare ciò che emerge e restituirti un report con indicazioni editoriali già ordinate per priorità. È una logica che si sta diffondendo rapidamente anche nei workflow SEO potenziati dall’AI.

Il vantaggio principale lo troviamo nel fatto che raccolta dati, analisi e raccomandazione smettono di essere attività separate e diventano un unico flusso di lavoro.

In un contesto come questo, l’agente ti aiuta a individuare più in fretta pattern ricorrenti, opportunità narrative e spazi competitivi ancora poco presidiati, lasciandoti più tempo per le scelte strategiche e creative.

Nel marketing gli agenti diventano interessanti quando uniscono capacità di osservazione, analisi e azione.

Ti aiutano a leggere prima i segnali deboli, a collegare dati che spesso restano sparsi tra piattaforme diverse e a trasformare più rapidamente le informazioni in decisioni operative.

Il punto, quindi, non è soltanto “fare prima”, ma capire meglio dove si sta muovendo il mercato e reagire con più ordine, continuità e precisione.

McKinsey offre una prospettiva completa sui diversi ambiti del marketing che potranno essere sostenuti dall’intelligenza agentica.

Stima di McKinsey sulla prevedibile percentuale di intervento dell’AI nel marketing.

Stima di McKinsey sulla prevedibile percentuale di intervento dell’AI nel marketing

Smart factory

In un ambiente industriale, agenti diversi possono occuparsi di funzioni diverse: uno controlla segnali e anomalie, un altro aggiorna lo stato delle macchine, un altro ancora ottimizza produzione, costi ed energia.

Sistema multiagente.

Sistema multiagente

È uno schema che rende bene l’idea dei sistemi multi-agente: competenze diverse che lavorano in parallelo dentro lo stesso flusso operativo.


Assistente di ricerca e sviluppo

In ambito farmaceutico o scientifico, un agente può analizzare dataset, recuperare letteratura rilevante, sintetizzare risultati e proporre ipotesi o passaggi successivi.

Qui l’interesse sta soprattutto nella capacità di tenere insieme informazioni sparse e trasformarle in un percorso di lavoro più ordinato.

Vantaggi e svantaggi

Nel mondo del software engineering, il caso studio che ha dimostrato la scalabilità del fenomeno risale al progetto di migrazione ETL di Nubank (2024).

Cognition racconta che Devin ha contribuito a una migrazione fino a 8–12 volte più rapida e a oltre 20 volte di risparmio sui costi sulla parte di lavoro delegata, riducendo mesi o anni di lavoro a poche settimane in alcune business unit.

Case study di Devin con Nubank.

Case study di Devin con Nubank

Accanto a questi risultati però, emerge anche un costo nascosto: la verifica.

In uno studio di METR recente su sviluppatori open-source esperti, l’uso di strumenti AI ha portato a tempi di completamento mediamente più lunghi del 19%, soprattutto per il tempo richiesto da revisione, validazione e correzione del codice generato.

Il dato più interessante, però, arriva subito dopo: gli stessi sviluppatori, una volta finito il lavoro, erano convinti di aver risparmiato circa il 20% del tempo.

La sensazione di velocità c’era. La velocità no.

Nei flussi più complessi, il vantaggio dell’automazione dipende molto dalla qualità del controllo umano e dalla struttura del contesto in cui l’agente lavora.

Tendenze emergenti e il futuro degli AI Agent

L’intelligenza artificiale è arrivata e ha cambiato il mondo molto velocemente. 

Nel 2026 la Cina si sta affermando come uno dei poli più dinamici dell’AI agentica, soprattutto sul fronte dell’adozione, dell’open source e dei nuovi modelli organizzativi costruiti attorno agli agenti.

Xinhua documenta l’esplosione del fenomeno delle One Person Companies (OPC), micro-imprese che usano l’AI per coprire ricerca, sviluppo, marketing e vendita con strutture molto leggere.

Zheng Haifeng, per esempio, ha fondato a Qingdao una società di contenuti creativi dopo il Capodanno cinese del 2026; Li Mahui, a Jinan, ha raggiunto nel 2025 un fatturato di circa 7 milioni di yuan, pari a poco più di 1 milione di dollari, operando con un team di cinque persone.

Le OPC si concentrano soprattutto nel Delta dello Yangtze, nel Delta del Fiume delle Perle e nell’area Beijing-Tianjin-Hebei, con fondatori nati in prevalenza negli anni ’90 e 2000.

Un altro segnale interessante arriva dall’open source.

OpenClaw.

OpenClaw

Secondo CEIBS, OpenClaw ha raggiunto in un solo mese 20 milioni di utenti attivi mensili e 250.000 stelle su GitHub.

Al di là del numero, il dato è utile perché mostra quanto rapidamente stia crescendo l’interesse verso agenti che non si limitano a conversare, ma puntano a eseguire azioni e coordinare strumenti.

Queste tendenze mostrano che il cambiamento riguarda sia la qualità dei modelli, sia la distribuzione del lavoro.

Gli agenti rendono più facili attività che prima richiedevano più persone, più software isolati e più passaggi manuali.

Ecco perché crescono strutture imprenditoriali più leggere, strumenti più operativi ed ecosistemi dove il valore nasce dal coordinare i processi insieme alla generazione di contenuti.

Il rovescio della medaglia: la sicurezza
L’ipercrescita di questi strumenti ha però innescato una grave crisi per l’ecosistema open source.

Un recente studio pubblicato su Gradually ha rilevato che il 36% delle estensioni presenti sul marketplace di OpenClaw contiene vulnerabilità o tentativi di “prompt injection”, lasciando oltre 155.000 istanze non protette esposte in rete.

Vulnerabilità da OpenClaw.

Vulnerabilità da OpenClaw

Un rischio che dimostra come l’adozione aziendale debba sempre essere affiancata da rigorosi protocolli di controllo.

Molto, e non solo in senso competitivo.

Da un lato, la velocità dell’adozione continua a salire. Secondo DX, nei team osservati, nei primi tre mesi del 2026 la quota di codice inserito nei progetti e scritto con il supporto dell’intelligenza artificiale è passata dal 22% al 27,4%.

È un segnale che aiuta a capire quanto rapidamente l’AI stia entrando nei flussi di lavoro quotidiani.

Dall’altro lato, la corsa agli agenti si scontra con un forte squilibrio infrastrutturale.

Il divario riguarda chip, data center, energia e potenza di addestramento: quattro leve che incidono sulla velocità con cui un ecosistema riesce a sperimentare, scalare e trasformare l’AI in vantaggio operativo.

Per l’Europa e per l’Italia il tema è semplice da dire e complesso da realizzare: integrare l’AI nei processi, governarla con lucidità e trasformarla in valore dentro un perimetro di risorse più stretto.

Proprio perché non possiamo competere sulla potenza di calcolo, la differenza la farà l’esecuzione.

Il report “Innovazione & AI nelle imprese italiane: Gen-AI & Agentic-AI” del Politecnico di Milano del 2026 mostra che oggi solo un’azienda italiana su quattro adotta l’AI in modo strutturato.

Estratto dal report “Innovazione & AI nelle imprese italiane" di PoliMI.

Estratto dal report “Innovazione & AI nelle imprese italiane” di PoliMi

Il vero vantaggio competitivo, quindi, una volta che la diffusione dell’AI sarà tale da renderla una commodity, non risiederà nel modello AI utilizzato ma nella capacità di calarlo nel proprio contesto aziendale, ridisegnare i flussi di lavoro e articolarlo dentro una strategia digitale coerente con gli obiettivi di business.

La domanda finale resta aperta: in che modo sceglieremo di convivere con questi sistemi? La risposta dipenderà sempre di più da scelte organizzative, infrastrutturali e culturali, oltre che dalla tecnologia in sé.