Cluster nel marketing: cosa sono

I cluster sono gruppi omogenei di clienti, prodotti, brand o aree geografiche, individuati con tecniche di clustering: simili al loro interno e distinti tra loro, aiutano segmentazione, targeting, offerte, comunicazione e posizionamento.

Cluster: origine, traduzione e significato in italiano

Cluster viene dall’inglese antico clyster, con il senso di cose che crescono naturalmente insieme; dal tardo medioevo assume anche il significato di persone, animali o cose raccolte in un corpo compatto.

In italiano può tradursi con grappolo, gruppo, insieme, ammasso o aggregato.

Nel marketing, però, si usa soprattutto come tecnicismo per indicare un raggruppamento omogeneo di clienti, prodotti, brand o aree accomunati da caratteristiche simili.

A cosa servono i cluster nel marketing

I cluster servono a dare ordine a dati che, presi da soli, direbbero poco: clienti, prodotti, brand, parole chiave o aree geografiche.

Attraverso il clustering, questi elementi vengono raggruppati in base a variabili rilevanti, formando insiemi con forte somiglianza interna e differenze riconoscibili rispetto agli altri gruppi.

Rappresentazione grafica di raggruppamenti omogenei

In questo modo l’azienda può leggere meglio il mercato, scoprire pattern poco evidenti e costruire campagne, offerte, messaggi, strategie di retention, pricing e sviluppo prodotto più aderenti ai comportamenti reali delle persone.

Chi usa i cluster nel marketing

I cluster sono usati da figure diverse, tutte coinvolte nel modo in cui un’azienda legge, interpreta e raggiunge il proprio pubblico.

Ecco da chi ed in che modo sono impiegati:

  • i team di marketing per definire audience, messaggi e campagne.
  • Gli specialisti CRM, cioè di Customer Relationship Management, per azioni di fidelizzazione e recupero.
  • I product manager per le scelte di offerta; i data analyst.
  • I data scientist e i ricercatori di mercato per ricavare insight dai dati.
  • Gli strategist per prendere decisioni su posizionamento, opportunità e priorità di mercato.

In questo ecosistema, il cluster aiuta a far dialogare analisi dei dati, comunicazione e decisioni di business.

La cluster analysis nel marketing

La cluster analysis è un metodo statistico che crea raggruppamenti omogenei.

Analisi di audience suddivisa in cluster.

Analisi di audience suddivisa in cluster

Parte da variabili scelte prima dell’analisi come acquisti, preferenze, frequenza, canali usati o comportamenti digitali; i gruppi, invece, emergono dai dati.

Ciò rende la segmentazione meno rigida rispetto a quella decisa in anticipo: l’azienda può riconoscere segmenti più aderenti ai comportamenti reali, confrontarli tra loro e prendere decisioni più precise su targeting, posizionamento, offerta e comunicazione.

Cluster e machine learning

Nel machine learning, il clustering rientra nell’apprendimento non supervisionato (unsupervised learning): lavora su dati privi di etichette e raggruppa gli elementi in base a somiglianze, distanze o strutture ricorrenti.

Applicato al marketing, aiuta a individuare gruppi che una segmentazione decisa in anticipo potrebbe lasciare in ombra.

Esempio di cluster

Immagina un e-commerce di abbigliamento sportivo.

Con una segmentazione basata solo su età, reddito o città, una studentessa di 22 anni e un manager di 50 finirebbero in gruppi separati.

Analizzando però frequenza d’acquisto, valore medio del carrello, categorie visitate più spesso, contenuti letti e reattività alle promozioni, il clustering può inserirli nello stesso cluster comportamentale “orientato alla performance”: persone interessate a scarpe tecniche, allenamento e prodotti avanzati, con alta propensione alla qualità e bassa sensibilità agli sconti.

A questo cluster il marketing proporrà novità, guide e prodotti tecnici; ad altri gruppi riserverà promozioni, reminder o campagne di win-back.

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