Gli hashtag sono ormai parte integrante dei social media e, se sei qui, già sai cosa sono e a cosa servono.
Ciò che probabilmente ti stai chiedendo è come sfruttare al meglio quel simbolo # nella tua strategia di marketing digitale.

Simbolo dell’hashtag
In questa guida affronteremo in modo semplice tutti gli aspetti da considerare, i rischi da evitare e gli strumenti da utilizzare per scegliere gli hashtag più adatti a te e far crescere la visibilità del tuo business online.
Gli hashtag possono ancora fare la differenza? Sì. Se usati strategicamente possono contribuire ad aumentare la portata e il coinvolgimento (engagement) dei tuoi contenuti.
Su X (ex Twitter) ad esempio, l’uso dei giusti hashtag può incrementare il coinvolgimento dei tweet fino al 50%.
Brutta notizia ma doverosa: gli hashtag non garantiscono più viralità.
Oggi il loro ruolo principale risiede nell’aiutare a classificare i contenuti e renderli rintracciabili nelle ricerche e nelle sezioni tematiche.
Un po’ come fossero parole chiave per la social SEO (Search Engine Optimization applicata ai social media).
Questo aiuta a far capire alle piattaforme (e agli utenti) di cosa tratta un post e a facilitarne la scoperta da parte del pubblico interessato.
Social SEO e visibilità oltre i social
Negli ultimi tempi si parla sempre più di social SEO ovvero dell’ottimizzazione dei contenuti social per la ricerca, sia interna che esterna alle piattaforme.
Un esempio concreto è il recente aggiornamento di Instagram (luglio 2025) che ha iniziato a permettere ai motori di ricerca come Google di indicizzare i contenuti pubblici degli account professionali.

Contenuti Instagram indicizzati in Google
I post pubblici pubblicati su Instagram e Facebook ora possono apparire tra i risultati di ricerca di Google, aprendo un nuovo canale di visibilità organica.
Ciò significa che didascalie ricche di parole chiave rilevanti e hashtag pertinenti assumono ancora più importanza.
Anche all’interno dei social stessi gli algoritmi sono diventati più intelligenti. Elementi come le parole nel testo, l’alt text delle immagini stanno diventando importanti quanto gli hashtag per apparire nei risultati di ricerca interni.
Oggi hashtag e parole chiave lavorano insieme per massimizzare la discoverability dei tuoi contenuti in quello che è il nuovo paradigma della SEO: la Search Everywhere Optimization.
Criteri per un hashtag di campagna efficace
La letteratura più recente sottolinea anche il ruolo dell’economia linguistica del tag (cioè dire molto con poche parole): hashtag brevi e chiari funzionano come indici sintetici (etichette compatte che riassumono un tema e guidano rapidamente l’attenzione), e tendono a favorire l’engagement e la circolazione del messaggio.
Se il payoff o il claim del brand è breve e distintivo, può funzionare come branded hashtag per rafforzare il riconoscimento della marca (ad es. #ImLovinIt).
Se invece vuoi attivare UGC e partecipazione, meglio un hashtag capace di fungere da CTA (CTA = invito all’azione) chiaro e azionabile (ad es. #DoUsAFlavor di Lay’s).
Come trovare i migliori hashtag
Esistono vari metodi, semplici e pratici, per trovare hashtag efficaci e pertinenti. Prima ancora di decidere dove inserirli, devi sapere come scovare quelli più utili al tuo settore e pubblico. Ecco alcuni consigli concreti.
Esplora i trend interni ai social
Fai un giro nei “luoghi caldi” nativi delle piattaforme. Usa la funzione “Cerca” di Instagram e di TikTok (che offre anche il Creative Center con una sezione dedicata agli Hashtag trend del momento). Su X (Twitter) controlla la scheda “Di tendenza” per vedere quali hashtag stanno esplodendo in tempo reale.

Hashtag in tendenza su X
Osserva i concorrenti e gli influencer del tuo settore
Uno dei modi più semplici per scoprire hashtag efficaci è vedere cosa funziona già per gli altri.
Visita i profili dei tuoi concorrenti diretti e di figure influenti nel tuo campo; analizza i loro post più popolari (quelli con più like, commenti o visualizzazioni) e prendi nota degli hashtag che utilizzano di frequente.
Probabilmente troverai dei pattern ricorrenti.

Hashtag usati da un influencer su Instagram
Puoi anche decidere di affiancare strumenti di competitive analysis per velocizzare l’estrazione dei loro top hashtag e vedere quali tag generano più engagement per chi opera nel tuo stesso mercato.
Sfrutta strumenti dedicati
Oltre alle funzioni interne delle piattaforme ci sono diversi tool esterni e siti web progettati apposta per aiutarti a trovare hashtag rilevanti (trovi una lista di strumenti più avanti nella guida).
Monitora costantemente la tua community
Ascolta quali hashtag utilizzano i tuoi follower o le persone con interessi simili.
Spesso dalle conversazioni spontanee del pubblico emergono tag di nicchia molto validi.
In pratica, fai social listening: osservi gli hashtag che usano clienti, follower e brand affini.
Dove è meglio mettere gli hashtag
Una volta scelti i tuoi hashtag, dove conviene inserirli? La posizione degli hashtag nel post può influire sia sulla leggibilità del messaggio sia sul comportamento degli utenti che lo vedono.
Ecco alcune linee guida generali.
In fondo al post
Di solito è consigliabile inserire gli hashtag alla fine del testo di un post o di una didascalia, dopo il messaggio principale.
In questo modo non interrompi la lettura del contenuto e riduci il rischio che gli utenti – cliccando su un hashtag a metà frase – abbandonino il tuo post prima di averlo letto tutto.

Hashtag in fondo al testo di un post pubblico su LinkedIn
Dove è meglio mettere gli hashtag
Una volta scelti i tuoi hashtag, dove conviene inserirli? La posizione degli hashtag nel post può influire sia sulla leggibilità del messaggio sia sul comportamento degli utenti che lo vedono.
Ecco alcune linee guida generali.
In fondo al post
Di solito è consigliabile inserire gli hashtag alla fine del testo di un post o di una didascalia, dopo il messaggio principale.
In questo modo non interrompi la lettura del contenuto e riduci il rischio che gli utenti – cliccando su un hashtag a metà frase – abbandonino il tuo post prima di averlo letto tutto.
Mettere i tag in coda mantiene il focus sul messaggio, e non disturba l’attenzione del lettore finché non ha terminato di fruire il contenuto.
Nel primo commento
Un trucchetto molto usato su piattaforme come Instagram è pubblicare gli hashtag nel primo commento subito dopo la pubblicazione del post.
Così la didascalia rimane pulita e focalizzata sul testo principale, mentre gli hashtag “di servizio” sono comunque presenti (e indicizzati ai fini della ricerca) ma non immediatamente visibili nell’interfaccia del post. È una nota stilistica ma considera che se da un lato tieni pulita la caption, dall’altra parte non sfrutti al massimo le opportunità SEO.
Nelle Storie
Nelle stories di Instagram (o Facebook) puoi inserire hashtag sia in bella evidenza, sia nascosti dietro elementi grafici (sticker, gif, testo coperto da uno sticker, ecc.).

Hashtag nelle storie di Instagram
Ricorda che gli hashtag nelle Storie funzionano finché la storia è visibile (24 ore – a meno che non sponsorizzi), quindi sfruttali per dare un boost temporaneo alla copertura.
Puoi usare 1-2 hashtag visibili e altri nascosti se vuoi provare a estendere la reach senza rovinare l’estetica della storia. Ma non abusarne.
Integrati nel testo (solo se naturali)
Su alcune piattaforme è comune integrare uno o due hashtag direttamente nella frase del post.
Ad esempio su X (Twitter) molti incorporano l’hashtag del trend del momento nel testo stesso (es: “Parte oggi la nostra nuova campagna #GreenMarketing per un futuro sostenibile!”).

Hashtag inseriti organicamente nel testo di un post su X
Anche su LinkedIn è frequente vedere 2-3 hashtag mescolati al testo, spesso alla fine del post ma comunque nell’area principale del contenuto.

Hashtag inseriti in fondo al testo di un post su LinkedIn
L’importante, se scegli di inserirli nel corpo del messaggio, è che risultino naturali e non spezzino la fluidità della lettura.
Evita frasi piene di #parole#attaccate o difficili da decifrare: se decidi di includere un hashtag in mezzo al testo, assicurati che sia breve e immediatamente comprensibile nel contesto della frase.
In linea di massima adatta sempre la collocazione degli hashtag alle convenzioni della piattaforma che stai usando.
Osservando come la maggioranza degli utenti (o dei brand) li posiziona su quello specifico social, difficilmente sbaglierai.
Cosa fanno i brand su Instagram
Su Instagram (così come su Facebook) è preferibile non “sporcare” la didascalia: meglio tenere i tag alla fine del testo o addirittura nei commenti, in modo da non distrarre dalla descrizione.
Al contrario, su X integrarli nel tweet è prassi consolidata. Un dato interessante: secondo un’analisi dell’American Marketing Association, quasi l’89 % dei brand su Instagram inserisce gli hashtag direttamente nella caption (didascalia) del post.
Ciò indica che ormai è una convenzione ben accettata – purché naturalmente il blocco di tag sia posizionato dopo il testo principale o separato da qualche spazio per non disturbare la lettura.
Tipi di hashtag
Gli hashtag si suddividono in diverse categorie a seconda del loro utilizzo strategico sui social media.
Conoscere queste tipologie ti aiuta a scegliere i cancelletti più adatti per ogni scopo. Di seguito presentiamo le principali categorie di hashtag, spiegandone l’uso e fornendo esempi concreti.
Hashtag di brand (branded hashtag)
La categoria degli hashtag di brand comprende tag creati ad hoc dalle aziende per promuovere il marchio, un prodotto o una campagna specifica.
Il loro scopo è aumentare la brand awareness (riconoscibilità del marchio) e stimolare l’engagement (coinvolgimento) del pubblico.

Branded hashtag di Always su TikTok
Spesso vengono usati per incoraggiare la creazione di contenuti generati dagli utenti nelle campagne UGC (User Generated Content).
Esempi celebri sono #JustDoIt associato a Nike o #ImLovinIt di McDonald’s, diventati entrambi sinonimo dell’identità del brand e strumenti di aggregazione per la community di fan.
Hashtag di luogo (geografici)
Questi hashtag indicano luoghi specifici – città, regioni, punti di interesse o territori – e vengono utilizzati per dare visibilità a una destinazione o per legare un contenuto a un’area geografica.

Esempio di hashtag locale sul Lago d’Iseo
Sono molto efficaci nel marketing locale e nel settore del turismo.
Ad esempio, un ristorante di Roma può usare #ColleDelGianicolo o #Trastevere per farsi trovare più facilmente dagli utenti del posto o dai turisti che cercano contenuti legati a quella zona.

Esempio di hashtag local
Iniziative di promozione territoriale (note anche come city branding o place branding) spesso adottano hashtag dedicati: pensa a #VisitLondon, #ILoveNY o #WeAreInPuglia, creati per invogliare turisti a condividere le proprie esperienze e a creare buzz attorno a quella destinazione.
Chi cerca post relativi a una certa zona – che sia per interesse turistico o per vita quotidiana in città – potrà scoprire più facilmente i tuoi contenuti se includi il tag del luogo.
Hashtag di evento
Gli hashtag di evento vengono lanciati in occasione di eventi specifici – conferenze, fiere, concerti, spettacoli televisivi, competizioni sportive o ricorrenze annuali – per aggregare in un unico flusso tutte le conversazioni su quel tema.
Quando c’è un evento di una certa rilevanza è consuetudine che gli organizzatori promuovano un hashtag ufficiale (che spesso funge anche da claim dell’evento) affinché i partecipanti – sia di persona sia online – possano usarlo nei loro post.
Il risultato è che, cercando quell’hashtag, chiunque può seguire in tempo reale commenti, foto, video e opinioni legate all’evento, prima, durante e dopo lo svolgimento.
Si crea una sorta di “piazza virtuale” in cui il pubblico condivide l’esperienza collettiva. Ad esempio, hashtag come #Tokyo2025 o #WorldCup hanno aggregato milioni di post durante le Olimpiadi di Tokyo e i Mondiali di calcio.

Hashtag di evento Tokyo 2025 su Instagram
Per un’azienda, sfruttare l’hashtag ufficiale di un evento di settore (es. una fiera come il #CES2025 per l’elettronica) significa poter entrare nella conversazione di quel momento e guadagnare visibilità extra tra le persone interessate a quell’argomento.
Hashtag di community (tematici)
Alcuni hashtag nascono spontaneamente attorno a interessi, passioni o identità condivise dal pubblico online.
Si tratta di tag tematici utilizzati per aggregare contenuti su uno specifico argomento e connettere tra loro persone affini, dando vita a vere e proprie community digitali.
Ad esempio, #MomLife (“vita da mamma”) riunisce post di madri che condividono esperienze e aneddoti quotidiani; #CiboSano accomuna gli amanti della cucina e i food blogger sotto un unico ombrello per piatti, ricette e recensioni di pietanze salutari; #LibriChePassione etichetta i contenuti di lettori appassionati che consigliano libri o mostrano le loro letture.

Hashtag di community su Instagram a tema videogiochi
Perché sono utili al tuo brand? Perché inserendoti in questi flussi tematici hai la possibilità di intercettare nicchie di utenti altamente interessate a quel tema.
Se hai un e-commerce di attrezzatura da trekking, usare hashtag di community come #AmantiDellaMontagna o #HikingAdventures potrebbe farti scoprire da appassionati che ancora non conoscono il tuo brand.
E qual miglior luogo dove scoprire problemi frequenti, frustrazioni irrisolte dai brand e punti deboli dei competitor?
Hashtag di causa (sociale o d’emergenza)
Quando si verificano emergenze, movimenti dal basso o proteste sociali, entrano in gioco gli hashtag legati a cause civili, sociali e umanitarie.
Vengono utilizzati per sensibilizzare l’opinione pubblica, coordinare gli sforzi e far circolare rapidamente informazioni e appelli in momenti critici – che si tratti di disastri naturali, proteste, raccolte fondi o campagne di diritti civili.

Hashtag di causa sociale su X
La loro forza sta nel creare un unico striscione digitale sotto cui far confluire milioni di voci.
Esempi potenti includono il #MeToo usato in tutto il mondo per denunciare le molestie e amplificare le voci delle vittime, oppure #BlackLivesMatter, diventato il vessillo online della lotta contro il razzismo e le disuguaglianze sociali.
Non solo: durante calamità o tragedie, è frequente l’uso di formati come #PrayForX (ad esempio #PrayForJapan) per esprimere solidarietà e aggregare aggiornamenti sull’emergenza in corso.
Sposare apertamente una causa può mostrare i valori dell’azienda e creare un forte legame emotivo col pubblico ma richiede autenticità: il cause marketing improvvisato può risultare controproducente.
Quali hashtag evitare
Abbiamo visto quali hashtag scegliere. E quali vanno evitati?
Utilizzare i tag sbagliati, più che inutile, può addirittura risultare dannoso in certi casi.
Ecco alcuni casi in cui è meglio non usare un hashtag.
Hashtag eccessivamente popolari e generici
Se inserisci nei tuoi post hashtag ultra-gettonati come #love, #travel o #food sperando di cavalcarne la popolarità, sappi che è un po’ come buttare una goccia nel mare. Il tuo contenuto finirà in un flusso talmente vasto (milioni di post) che rimarrà invisibile, sommerso dalla concorrenza. Per quanto il tuo post possa essere di qualità, usare solo tag generici e usatissimi difficilmente ti darà visibilità mirata. Rilevanza prima di tutto. Meglio pochi hashtag mirati che decine messi a caso.
Hashtag bannati dalle piattaforme
Devi sapere che alcuni hashtag sono stati proibiti o limitati dai social stessi. Di solito succede perché sono associati a contenuti contrari alle linee guida (odio, pornografia, disinformazione, spam ecc.). Se usi un hashtag bannato il tuo post potrebbe non apparire nelle ricerche o subire una pesante limitazione nella visibilità, a volte senza che tu te ne accorga.
Su Instagram, ad esempio, tag come #skinny sono stati bloccati perché usati impropriamente e associati a contenuti sensibili.
Un hashtag può essere bannato temporaneamente o permanentemente.
Come capire se un tag è vietato? Cercalo direttamente sulla piattaforma: se non compaiono risultati recenti o vedi un messaggio di warning che ti avvisa di contenuti nascosti, stai alla larga.
Non usare hashtag vietati: rischi di danneggiare la reach di quel post e – se insisti – anche lo stato di salute del tuo account (possibili penalizzazioni tipo shadowban).
Hashtag “spam” e attira-bot
Ci sono poi quegli hashtag abusati dai bot o da utenti in cerca di scorciatoie che le piattaforme considerano con sospetto.Parliamo di tag come #like4like, #follow4follow, #sub4sub ecc. – nati in teoria per scambi di like o follower, in pratica diventati calamite per account falsi e spam.

Esempio di hashtag spam
Instagram e altri social spesso li segnalano e de-prioritizzano perché incentivano una crescita artificiale.
Molti utenti inconsapevoli li hanno usati credendo di aumentare la visibilità finendo invece in una sorta di “discarica” digitale dove il contenuto buono si perde in mezzo a spazzatura e fake.
Inoltre, usare questi hashtag può danneggiare la reputazione del tuo profilo agli occhi dell’algoritmo, riducendo l’engagement reale nel lungo termine.
Stai alla larga da qualsiasi tag che promette scambi di like/follower o che è chiaramente infestato da spam.
Un altro aspetto da attenzionare nella scelta degli hashtag migliori è che siano a basso rischio di “dirottamento” (hijacking) ovvero hashtag che promuovono argomenti differenti dal topic originale, dirottando altrove gli utenti.
A Instagram (e a tutti gli altri social media) non piace questo elemento. E nemmeno alle persone.
Quanti hashtag si possono usare nelle piattaforme
Ogni piattaforma ha le sue regole. A volte manifeste, a volte meno. Vediamo di seguito la buona prassi da seguire nei principali social media di utilizzo degli hashtag:
- X (ex Twitter): le best practice ufficiali parlano di 1–2 hashtag; oltre, l’engagement tende a calare (qui trovi l’Agency Playbook ricco di info).
- Instagram: il limite tecnico è 30 hashtag per post. Il profilo ufficiale @creators suggerisce 3–5 rilevanti. Studi indipendenti mostrano talvolta performance buone con volumi più alti ma variano di caso in caso. Serve fare A/B test e ricordare che ultimamente hanno perso rilevanza in ottica discovery.
- Facebook: in assenza di linee guida ufficiali, le principali guide professionali convergono su 1–3 mirati.
- TikTok: risorse utili come Sproutsocial parlano di 3–5 come ordine generale di grandezza.
- LinkedIn: usa 3–5 hashtag pertinenti; è quanto consiglia Hootsuite nella guida 2025 sull’algoritmo.
Non esiste un passepartout che va bene sempre e comunque. La regola aurea per scegliere i migliori hashtag è mantenere il giusto equilibrio tra popolarità e rilevanza.
Popolarità VS rilevanza
La popolarità di un hashtag rappresenta quanto quel tag è utilizzato e seguito: rappresenta quanti account potresti potenzialmente raggiungere usando quel hashtag (ma anche quanta concorrenza c’è attorno a quel tag).
La rilevanza indica invece quanto quell’hashtag è attinente agli argomenti dei contenuti cercati e agli interessi mostrati da un utente.
Bisogna bilanciare i due fattori in relazione anche alla forza del tuo brand: meno sei noto o autorevole in un settore, più ti conviene mirare a posizionarti su hashtag di nicchia o comunque meno presidiati dai colossi dove hai chance maggiori di emergere.
Ad esempio, una fotografa emergente avrà più visibilità usando #RitrattoFotografico (più specifico) che #Photography (che è globale e dominato da milioni di post).

Confronto tra hashtag popolare e settoriale
Sperimenta e misura. Non dare nulla per scontato – il social media marketing è fatto anche di test. Prova a fare un A/B test sui tuoi hashtag.
Strumenti per gli hashtag
Scegliere gli hashtag giusti può richiedere tempo, ma per fortuna esistono molti strumenti che semplificano il lavoro.
Possiamo dividerli in due categorie principali: strumenti di analisi e monitoraggio social (che spesso offrono anche funzioni per trovare hashtag strategici) e app o generatori di hashtag specializzate nel suggerire tag partendo da input specifici.

Tool per social media
Di seguito trovi alcune delle migliori opzioni, ciascuna accompagnata da una breve descrizione delle sue peculiarità.
Strumenti di analisi e monitoraggio social
- NotJustAnalytics: uno strumento avanzato per le statistiche di Instagram. Utilizza le API ufficiale di Instagram per fornire analisi dettagliate di profili e follower, inclusi grafici di crescita e tassi di engagement.
Ha anche funzioni per trovare i migliori hashtag e consigli personalizzati su quando e cosa postare. - Mention: piattaforma di social listening che permette di monitorare in tempo reale le menzioni del tuo brand (o di qualunque parola chiave) su social, blog e web.
Oltre a tracciare cosa si dice sul tuo marchio ha una funzione che individua hashtag correlati e trend emergenti legati ai termini che stai seguendo. - Talkwalker: suite potente di social analytics e monitoraggio, usata anche a livello enterprise.
Consente di tracciare hashtag e parole chiave su un’ampia gamma di piattaforme offrendo statistiche su volume di menzioni, portata, engagement e persino sentiment (tono positivo/negativo).
Dispone di un modulo specifico di hashtag analytics che analizza quali hashtag stanno performando meglio in una campagna o in un certo periodo. - Hootsuite: piattaforma per la gestione dei social, dalla programmazione dei post alle analisi delle performance, Hootsuite include funzionalità per la ricerca di hashtag e il monitoraggio di trend.
Ha lanciato anche un hashtag generator gratuito basato su AI che funziona anche in italiano. Lo trovi qui. - Later: partita come suite dedicata alla programmazione su IG, oggi Later si è ampliata anche ad altri social.
Oltre a permettere di programmare i post visivamente, Later offre una comoda funzione di ricerca hashtag integrata: inserisci una parola chiave e ottieni suggerimenti di tag correlati e statistiche d’uso.
Un suo punto di forza è la possibilità di salvare gruppi di hashtag per riutilizzarli facilmente e persino farli pubblicare automaticamente come primo commento (su IG).
App e generatori di hashtag
- Hashtag Expert: AI captions (iOS): app mobile che funge da generatore “pronto all’uso” di hashtag e didascalie.
Fornisce suggerimenti basati sui dati di Instagram e TikTok; include liste tematiche (per eventi, stagioni, ecc.), una tastiera integrata per inserimento rapido e funzioni di analisi essenziali (come la verifica della popolarità di un tag). - in Tags – AI Hashtag generator (Android): app mobile affidabile per generare tag a partire da keyword.
Consente anche di filtrare per range di frequenza (da hashtag a basso volume fino a quelli ad alto volume) così da mixare tag popolari e di nicchia.
Include funzionalità di salvataggio in raccolte, backup su cloud e – molto importante – un controllo degli hashtag bannati, per evitare di suggerire tag potenzialmente pericolosi. - All Hashtag (web): generatore online veloce per brainstorming.
Inserisci una keyword (o persino carica un’immagine) e ottieni liste di hashtag suddivise per “Top”, “Simili” o “Random”.
Non offre analitiche avanzate ma è ottimo per avere ispirazioni rapide.
Puoi usarlo ad esempio per trovare varianti e sinonimi di un hashtag noto, o per farti venire idee su tag correlati a un tema. - IQ Hashtags (web + mobile): strumento focalizzato su Instagram che combina un generatore di hashtag con analisi delle performance.
Ha anche una funzione Banned Hashtags Checker per controllare se nel tuo set ci sono tag a rischio.
Molto utile per “pulire” gruppi di hashtag esistenti ed evitare quelli vietati.
Inoltre, IQ Hashtags fornisce metriche sulle impression e le reach ottenute dai tuoi hashtag. È disponibile anche l’app Android.
In conclusione
Siamo arrivati alla fine di questa guida su come scegliere (e usare) al meglio gli hashtag per il tuo business online.
Abbiamo visto cosa sono gli hashtag e perché – nonostante l’evoluzione degli algoritmi – sono ancora utili.
Hai imparato dove scovare gli hashtag più efficaci (dai trend interni ai social, all’analisi dei competitor, fino agli strumenti specializzati) e come integrarli nei tuoi post in modo strategico, evitando gli errori comuni come usare tag bannati, troppo generici o fuori contesto.
Il consiglio finale è di metterti subito all’opera: rivedi i tuoi prossimi post social individuando 2-3 nuovi hashtag rilevanti che non avevi ancora usato, combina in modo più mirato quelli che già utilizzi di solito e monitora i risultati nel tempo.
Vedrai che, con un po’ di pazienza e metodo, quel semplice cancelletto # si trasformerà in uno strumento potente per connetterti con tante persone in linea con il tuo business e i tuoi contenuti.
Buon lavoro e… facci sapere come va la tua hashtag strategy!