Link building
cos’è e come funziona

La link building è una strategia SEO off-site per ottenere link di qualità da altri siti verso il proprio. Serve ad accrescere l’autorevolezza del sito web e a migliorarne il posizionamento su Google e altri motori di risposta.

L’attività di link building punta a incrementare i backlink (link esterni) verso il tuo sito, da non confondere con i link interni di navigazione.

Nel marketing digitale, non tutti i link sono uguali: solo quelli provenienti da fonti autorevoli e pertinenti portano reali benefici SEO e aumentano il traffico organico.

Quando è nata la link building

La natura stessa del World Wide Web – una “ragnatela” di documenti connessi tramite hyperlink – ha reso i link un indicatore naturale di popolarità fin dagli albori di Internet.

Tuttavia, la pratica della link building come attività SEO mirata nasce con l’evoluzione dei motori di ricerca.

Già nel 1996 il prototipo di Google, chiamato BackRub, analizzava i link tra le pagine per determinarne la relativa importanza.

Da questa intuizione Larry Page e Sergey Brin – fondatori del più grande motore di ricerca al mondo – svilupparono l’algoritmo PageRank, che assegnava un peso ad ogni pagina in base alla quantità e qualità dei backlink ricevuti.

Quando BackRub fu ribattezzato Google nel 1998, i link in ingresso divennero un fattore centrale per classificare i siti: le pagine con più “voti” (link autorevoli da altri siti) tendevano a posizionarsi più in alto nelle SERP.

Nacquero così le prime strategie SEO di link building.

Ancora oggi i backlink rimangono un pilastro del posizionamento organico (sebbene il loro impatto sia stato ridimensionato rispetto al passato, a causa di abusi e spam).

A cosa serve la link building

La link building è una strategia che aiuta i motori di ricerca come Google a valutare positivamente il tuo sito in termini di reputazione e autorevolezza influenzandone il posizionamento nei risultati organici.

I motori di ricerca interpretano infatti ogni backlink di qualità come un segnale di fiducia, una sorta di “voto” a favore del tuo contenuto. Google stesso ha confermato che i backlink rientrano tra i suoi più importanti fattori di ranking.

Dunque, se molti siti affidabili linkano la tua pagina, Google tende a considerarla più autorevole e propenderà a farla salire nei risultati di ricerca.

Schema semplificato dell’impatto del link su una pagina.

Schema semplificato dell’impatto del link su una pagina

Oltre a ciò, ottenere link da altri siti porta benefici collaterali: può generare traffico referral (utenti che cliccano sui collegamenti e visitano direttamente il tuo sito) e accrescere la visibilità del brand presso nuovi pubblici.

Una buona campagna di link building migliora il posizionamento su Google e amplia il pubblico potenziale del tuo sito.

Perché i link sono importanti

I link rivestono un ruolo determinante per vari motivi sia dal punto di vista tecnico dei motori di ricerca che da quello dell’esperienza utente.

  • Scoperta e indicizzazione: i motori di ricerca usano i link per trovare nuove pagine. Se nessuno cita il tuo contenuto, i crawler come GoogleBot potrebbero non scoprirlo mai. Senza almeno un collegamento in ingresso il sito web rischia di restare invisibile a Google.
    I link guidano (tramite un URL) utenti e motori di ricerca ai tuoi contenuti.
  • Autorità e “link juice”: ogni backlink da un sito affidabile e qualificato trasmette una certa quota di autorevolezza al tuo sito.
    Questa “linfa” di credibilità viene comunemente chiamata link juice. Una metafora visiva che aiuta a comprendere la dinamica dei collegamenti.
    Il PageRank di Google originariamente si basava proprio su questo principio: più collegamenti di qualità puntano a una pagina, più quella pagina è considerata utile.
    Un profilo di backlink solido, proveniente da siti pertinenti e autorevoli, aumenta dunque la link popularity e aiuta a migliorare il ranking nei risultati di ricerca. (Di contro, molti link da siti scadenti o spam possono avere effetto negativo.)
  • Rilevanza e contesto: i link aiutano anche i motori a capire di cosa tratta la pagina collegata.
    Fondamentale è il testo di ancoraggio (anchor text) con cui il link viene presentato: un anchor text descrittivo e ricco di parole chiave pertinenti può aumentare i clic degli utenti e segnalare chiaramente ai motori l’argomento della pagina di destinazione.
    Oltre all’anchor text anche le parole circostanti (le cosiddette co-occorrenze di termini correlati) contribuiscono a fornire contesto.
    In sostanza un link inserito in un contenuto rilevante e con anchor text significativo avrà un impatto SEO maggiore rispetto a un link fuori contesto o generico.
  • Esperienza utente e fiducia (E-E-A-T): dalla prospettiva dell’utente, trovare un link che punta al tuo sito su una fonte autorevole aumenta la propensione a darti fiducia. Come se una persona competente e affidabile ti suggerisse un nome di qualcuno in grado di risolvere un tuo bisogno.
    Ad esempio, se un importante portale di settore o un blog influente cita (linka) un tuo articolo, i lettori saranno invogliati a considerarti una fonte attendibile.
    Questo aspetto umano si riflette anche nell’algoritmo: backlink autorevoli contribuiscono a costruire l’expertise, experience, authoritativeness, trustworthiness (E-E-A-T) del tuo brand, ovvero ne migliorano la reputazione complessiva.
    Un sito con molti link da fonti autorevoli del settore viene percepito come credibile, sia dagli utenti che da Google.

I link giocano un ruolo prezioso in una strategia seo che guarda al web come ad una piazza dove trovare persone interessate a connettersi col tuo sito web.

Segnalano rilevanza tematica e infondono fiducia – tutti elementi che concorrono all’ottimizzazione SEO e alla valorizzazione a lungo termine del tuo progetto online.

Differenze tra link

Non tutti i link sono uguali agli occhi di Google.

Ogni link in HTML punta a un indirizzo web (URL) di destinazione e può includere attributi opzionali che ne modificano il “messaggio” agli occhi dei motori di ricerca.

Di base un collegamento è un link “follow” (seguito e valutato dai motori), ma ci sono attributi come nofollow, sponsored o UGC per indicare a Google di trattare quel link in modo diverso.

Ecco le principali differenze:

Follow

Con follow ci si riferisce convenzionalmente a un link standard, privo di attributi particolari nel codice HTML.

I motori di ricerca seguono questi link e li considerano ai fini del ranking, trasferendo il link juice alla pagina di destinazione.

Un link follow passa la “fiducia” e la reputazione dal sito originario al sito di destinazione.

(Nota tecnica: non esiste un attributo rel=”follow” – è semplicemente l’assenza di attributi rel restrittivi a rendere un link follow.)

No-follow

No-follow è un attributo (codificato come rel=”nofollow”) che indica ai motori di ricerca di non considerare quel link come un voto di endorsement.

In pratica, il sito che pubblica il link sta dicendo a Google: “cito questa fonte ma non garantisco sulla sua affidabilità”.

Google in genere rispetta questa indicazione e tende a non contare quel link nei suoi algoritmi di ranking.

I nofollow vengono spesso usati per collegamenti inseriti dagli utenti o verso siti non completamente fidati – ad esempio nei commenti di blog, nei forum, nelle pagine di FAQ – per evitare di trasferire autorità a contenuti potenzialmente non verificati.

Un link nofollow può comunque portare traffico (perché un utente può cliccarlo e visitare la pagina), ma di norma non trasmette valore SEO. Ciò nonostante, può avere un impatto indiretto sul posizionamento SEO del destinatario del link nel momento in cui i sistemi rilevano interesse su quella risorsa.

Sponsored

Sponsored è un attributo (rel=”sponsored”) introdotto per indicare esplicitamente i link risultanti da partnership commerciali, annunci o altri accordi a pagamento.

Segnalando un link come sponsored, si comunica a Google che quel collegamento è stato inserito in cambio di compenso o è comunque pubblicitario.

Di conseguenza Google ignora questi link ai fini del ranking (non li conta come “voti” validi) perché non sono considerati genuini o spontanei contrariamente a quanto previsto dalle sue linee guida.

In presenza di un articolo sponsorizzato che include un link verso il sito dell’inserzionista sarebbe opportuno marcarlo con rel=”sponsored”.

In questo modo si evita il rischio di incorrere in penalizzazioni manuali poiché Google vuole prevenire pratiche manipolative (come l’acquisto di link per alterare il ranking).

UGC

UGC sta per User Generated Content ed è un attributo (rel=”ugc”) pensato per identificare i link inseriti all’interno di contenuti generati dagli utenti.

Tipici esempi di UGC sono i link postati nei commenti di un blog, nelle recensioni degli utenti o nei post di un forum.

Poiché questi collegamenti non sono controllati dall’editore del sito (ma dall’utenza) e potrebbero essere usati per spam, Google tende a ignorare anche i link contrassegnati come UGC in termini di passaggio di PageRank.

In pratica hanno un effetto analogo al nofollow: il crawler li può vedere ma di regola non li considera ai fini del posizionamento.

Quali sono le strategie di link building

Con la diffusione delle risposte basate sull’intelligenza artificiale, emergere su Google ed essere riconosciuti come fonti su chatbot come Gemini, Perplexity o ChatGPT richiede standard qualitativi crescenti e strategie omnicanale.

Risposte di ChatGPT con link alle pagine di destinazione dei prodotti.

Risposte di ChatGPT con link alle pagine di destinazione dei prodotti

Diventa quindi fondamentale produrre contenuti – o meglio “risorse” – che mostrino chiaramente specializzazione, esperienza diretta e autorevolezza (E-E-A-T).

Sono infatti proprio questi contenuti, altamente affidabili e validati, quelli selezionati oggi dagli algoritmi di ricerca tradizionali e dalle nuove modalità di ricerca AI.

Esistono molte strategie per acquisire backlink di qualità in modo etico ed efficace. Ecco le più diffuse (white hat, ovvero consentite dalle linee guida di Google).

  • Contenuti “link bait” (attrarre link naturalmente): creare contenuti di grande valore che invoglino spontaneamente altri siti a linkarli.
    Ad esempio: guide approfondite, ricerche originali con dati, infografiche, video utili, strumenti gratuiti o risorse scaricabili.
    Se realizzi un contenuto veramente notevole (una pagina di approfondimento tipo landing page informativa), è più probabile che venga citato e collegato da blog o testate del settore senza neppure doverlo chiedere.

  • Outreach e guest post: identificare siti o blog attinenti al tuo settore e proporre una collaborazione.
    Può trattarsi di scrivere un guest post (un articolo originale da pubblicare sul loro sito, includendo un link verso una tua risorsa) oppure segnalare un tuo contenuto che potrebbe interessare al loro pubblico.
    L’outreach richiede ricerca e contatto personalizzato con webmaster o editor: bisogna spiegare perché il tuo link sarebbe utile per i loro lettori.
    Se fatto con tatto e offrendo reale valore, può portare backlink molto rilevanti.

  • Digital PR e menzioni sulla stampa online: funziona in modo simile alle PR tradizionali.
    Si redigono comunicati stampa, studi o notizie interessanti sulla tua attività e li si diffonde a giornalisti, testate e influencer del settore.
    L’obiettivo è ottenere menzioni o citazioni sui media online.
    Ad esempio, il lancio di una ricerca di mercato con dati inediti potrebbe essere ripreso da blog di settore o magazine, che nel citarla inseriscono un backlink alla fonte.
    Questa strategia può generare backlink da siti molto autorevoli (testate news, riviste di settore) se la notizia è abbastanza forte.

  • Broken link building: consiste nel cercare link non funzionanti (pagine 404 not found) su altri siti per poi suggerire come rimpiazzo un contenuto tuo pertinente.
    Ad esempio: usando strumenti o intervenendo manualmente, trovi su un sito X un articolo che contiene un link verso una risorsa ormai rimossa (404); tu hai sul tuo sito un articolo simile che sarebbe un valido sostituto. Contatti allora i proprietari di X, segnali il link rotto e proponi di correggerlo puntando alla tua pagina.
    Se il suggerimento è utile, alcuni webmaster accetteranno, permettendoti di guadagnare un backlink e al contempo aiutandoli a riparare un collegamento difettoso. (Trovi un esempio concreto più avanti.)

  • Inserimenti in directory e profili: iscrivere il tuo sito in directory di qualità, portali di settore, profili aziendali (come Google Business Profile, LinkedIn, ecc.) e altre piattaforme dove è consentito inserire un link al tuo sito.
    Queste azioni da sole hanno un impatto SEO limitato (spesso i link sono nofollow), ma possono comunque contribuire a diversificare il tuo profilo di backlink e portare visite di utenti interessati.
    L’importante è scegliere solo directory o siti affidabili e pertinenti (evitando le link farm generaliste di bassa qualità e PBN – Private Blog Network).

  • Comment marketing e community: partecipare attivamente a discussioni su blog, forum, gruppi social, offrendo contributi di valore e – dove appropriato – inserendo un link al tuo sito (magari a un articolo che approfondisce l’argomento in questione).
    Anche qui, dal punto di vista strettamente SEO questi link spesso hanno attributo nofollow ma possono attirare traffico qualificato e far conoscere il tuo brand.
    È fondamentale non fare spam: il link va messo solo se realmente utile alla conversazione.


Queste tattiche funzionano meglio se integrate in una visione più ampia di strategia SEO.

Aree d’intervento SEO.

Aree d’intervento SEO

La link building, infatti, non va improvvisata né esasperata: l’ideale è ottenere pochi link, ma buoni, nel tempo. Meglio concentrarsi su contenuti eccellenti e outreach mirato piuttosto che tentare scorciatoie.

Cosa evitare: pratiche manipolative (black hat) come acquistare pacchetti di link, partecipare a schemi di scambio link (“tu linki me, io linko te”) su larga scala, oppure creare network occulti di siti interlinkati.

Questi metodi violano le linee guida di Google e possono portare a serie penalizzazioni – il sito internet rischierebbe di sparire dai risultati di ricerca se scoperto. Google, tramite aggiornamenti come Penguin, è diventato molto abile nell’individuare e svalutare i link innaturali già dal 2016. Pertanto è fortemente sconsigliato “forzare” la link building con trucchi: meglio puntare su una crescita organica e meritata dei backlink.

Una link building pulita e bilanciata richiede tempo ma garantisce benefici duraturi e al riparo da penalità.

Link building nell’era dell’intelligenza artificiale

Negli ultimi anni stanno emergendo nuovi scenari di ricerca basati sull’intelligenza artificiale generativa – dai chatbot come ChatGPT ai risultati arricchiti di Google (es. la modalità AI overview).

Queste tecnologie forniscono risposte immediate agli utenti attingendo a informazioni da molteplici fonti, spesso senza mostrare direttamente le classiche pagine web come risultato. Questo cambiamento ha implicazioni anche per la link building.

Quando un motore di ricerca offre un riassunto AI in cima alla pagina, gli utenti tendono a cliccare meno sui link dei siti esterni.

Indagine sull’adozione dell’AI nelle ricerche di pewresearch.org.

Indagine sull’adozione dell’AI nelle ricerche di pewresearch.org

Ad esempio, in un’analisi condotta nel 2025, si è visto che sulle SERP di Google contenenti un sommario generato dall’AI gli utenti cliccavano su un risultato organico solo nell’8% dei casi, mentre senza sommario AI il tasso di click era circa il 15% (pewresearch.org).

Dalla medesima analisi, inoltre, emerge che i link citati all’interno del box con la risposta AI (come fonti) venivano cliccati estremamente di rado – appena l’1% delle visite.

All’atto pratico se l’AI soddisfa subito la domanda, molti utenti non sentono il bisogno di aprire altre pagine.

Secondo Lily Ray esperta seo internazionale, “Con l’avvento delle risposte AI integrate direttamente nelle SERP, la SEO non muore, ma evolve. L’obiettivo ora diventa garantire che i contenuti siano così affidabili e chiari da essere selezionati direttamente come fonti autorevoli dalle AI stesse, che attingono direttamente ai contenuti già validati sul web“.

Per i siti web ciò si traduce in un possibile calo di traffico organico nonostante un buon posizionamento, specialmente per quelle query informazionali coperte direttamente dai chatbot o dai motori AI.

Alcuni editori online hanno iniziato a notare questa tendenza e a esprimere preoccupazione per il traffico in diminuzione dovuto alle risposte immediatamente fornite dall’AI.

La link building, tuttavia, resta fondamentale: sia Google che le nuove intelligenze artificiali attingono a contenuti autorevoli sul web per fornire risposte accurate.

Uno studio del 2025 ha rivelato che le fonti più citate nei sommari AI di Google erano siti come Wikipedia, YouTube e domini .gov (siti governativi), realtà con una fortissima autorevolezza, costruita anche grazie a molti backlink di qualità nel tempo.

Ciò suggerisce che, per emergere nei nuovi motori di ricerca AI, è comunque fondamentale essere riconosciuti come fonte attendibile, e la link building rimane uno strumento chiave per raggiungere tale status.

Esempio di link building

Esempio pratico: supponiamo che tu gestisca un blog di cucina.

Navigando in rete, trovi un articolo su un sito autorevole di ricette il quale cita una “migliore ricetta della carbonara” con un link, ma quel link è rotto (porta a una pagina non più esistente, errore 404).

Tu per coincidenza hai proprio sul tuo blog una guida completa alla carbonara.

Questa è un’opportunità di link building: puoi contattare i proprietari del sito di ricette, far notare gentilmente che il collegamento a quella risorsa non funziona, e proporre la tua pagina come valida sostituta.

In questo modo offri un favore – risolvere un loro link interrotto – e al tempo stesso ti candidi a ricevere un backlink sul loro sito.

Se il contenuto che offri è all’altezza, i webmaster potrebbero aggiornare l’articolo rimpiazzando il vecchio link con il tuo.

Risultato: tu ottieni un backlink di qualità (da un sito di ricette autorevole) e loro sistemano un errore migliorando l’esperienza utente.

Questa tecnica viene chiamata broken link building.

Quanto è comune trovare link rotti sul web? Abbastanza: secondo uno studio Semrush su 150.000 siti web, oltre il 42 % dei siti analizzati presentava collegamenti interni non funzionanti.

Parliamo di milioni di link interrotti che “non portano da nessuna parte”. Individuarli e correggerli rappresenta quindi un’attività utile.

Dal punto di vista SEO, se sei tu a fornire la nuova destinazione per un link rotto su un sito altrui, ottieni un vantaggio diretto.

Il tasso di successo di questo approccio non è altissimo (molti gestori potrebbero non rispondere o non accettare la modifica), ma anche solo conquistare qualche backlink attraverso la riparazione di broken link può dare risultati apprezzabili.

Inoltre migliora la user experience generale del web, eliminando percorsi morti.

La chiave è proporre il tuo link solo se utile e pertinente: aumenterai così le possibilità che venga accettato, ottenendo un nuovo backlink e migliorando la tua reputazione sul web.

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